Vita in Giappone: com’è (davvero) vivere dove è “nato” il Cosplay?

Quante volte la passione per il Cosplay, i VideoGiochi, gli Anime e i Live Action made in Japan ci hanno portato a dire: “Come mi piacerebbe vivere in Giappone”! Ma sarà davvero tutto oro quello che luccica? Vivere in Giappone, lavorarci e al contempo essere circondati da tutto quello che riguarda le nostre passioni è davvero cosi bello ed incantevole come lo sogniamo?

Scopriamolo attraverso le parole di Kiky_von_Dream, in arte Kikyo, e Pamy Williams, due italiane trasferitesi, una da Lecce e l’altra da Avignana, in Giappone per lavorare ed entrambe Cosplayer da molti anni.

Pamela Williams adesso vive a Tokyo e lavora nel mondo dello spettacolo come Talent ed in Italia era conosciuta soprattutto come Cosplayer professionista e come autrice di romanzi grazie al successo de “I Baroni del Cielo”. Ha partecipato in veste di presentatrice, ospite e giudice in numerose comic conventions italiane ed è stata giudicata come miglior Boa Hancock italiana a Lucca Comics dopo un concorso su One Piece.

Pamela Williams Boa Hancock
PH: @pamyrocks

Da quanto tempo vivete in Giappone e qual è stata la motivazione che vi ha spinte a scegliere questo paese?

Vivo in Giappone dal 2017. Mi sono appassionata al Giappone durante le scuole medie, grazie al film Kagemusha di Kurosawa Akira e al libro Kokoro di Natsume Soseki: a 12 anni avevo deciso che ci sarei andata a vivere. In quegli stessi anni usciva nelle edicole un giornale chiamato JM Magazine che mi ha fatto scoprire il mondo del Cosplay.

Kikyo

Vivo a Tokyo da aprile 2019, sembra passata un’infinità di tempo da allora, ma sono solo pochi anni, anni in cui è successo di tutto. La motivazione che mi ha spinta qui è un mix di cose passate e subite negli anni che mi hanno portata definitivamente a scegliere di cambiare Paese. Fin da quando avevo 14 anni sentivo come di non appartenere al posto in cui stavo vivendo, come se il mio futuro non fosse lì. A 16 anni, quando ho deciso di iniziare seriamente con la recitazione, già sapevo che in futuro, dopo il liceo musicale e l’università di cinema, mi sarei trasferita in America per lavorare come attrice e scrittrice di romanzi fantasy. Nel frattempo è iniziata anche la mia passione per il Cosplay che mi ha spinta a raggiungere traguardi che nemmeno pensavo possibili mi ha dato ricordi legati all’Italia che tengo nel cuore. Grazie al Cosplay ho conosciuto persone per me molto importanti e che mi sono care ancora oggi: amici che mi hanno sempre supportata, dalla pubblicazione del mio primo romanzo in Italia, dopo aver vinto un concorso letterario nazionale, al mio trasferimento in Giappone. Nonostante dovessi partire per l’America, alla fine il consolato americano non ha voluto rilasciarmi il visto per ben due volte, cosi ho dovuto dire addio ai miei sogni americani per decidere, l’attimo dopo il secondo rifiuto mentre osservavo l’Arno a Firenze, di chiamare mia madre e dirle che avevo deciso di andare a vivere in Giappone. Non avevo mollato nulla: solo sapevo di star per intraprendere una strada molto più dura.

Pamela
@kiky_von_dream
PH: Kazz Takahashi

Cosa fate attualmente in Giappone? Ne siete soddisfatte?

Attualmente, oltre a lavorare come attrice, sto lavorando anche part time come insegnante di inglese per bambini. Nonostante i lavori come talent scarseggino a causa della pandemia, devo dire di essere molto grata e orgogliosa di quello che ho trovato e ho fatto mio in cosi poco tempo. Posso dire di aver avuto molte soddisfazioni personali in questi due anni e mezzo, sia nella vita privata che lavorativa, rispetto agli anni passati in Italia. Il mio primo lavoro che ho svolto qui come attrice è stato ne “Il regista nudo” per Netflix. Il 1 giugno 2021 poi mi sono sposata con uno chef giapponese.

Pamela

A Tokyo faccio l’insegnante di lingue e di Kimono, cercando di ritagliare del tempo anche per i miei lavori da modella e talent: sono sempre stata una persona artistica quindi spero, un giorno, di poter ottenere un visto che mi possa permettere di focalizzarmi a pieno su quello che voglio realmente fare.

Kikyo

Com’è vivere in un paese come il Giappone? Potreste dirci qualche differenza con l’Italia?

Per una persona come me del sud Italia, il Giappone è un paese molto caro e caotico che delle volte ti succhia le energie, ma è anche il paese delle mille chance. Mi piace il fatto che i treni super veloci ti portino dappertutto in poco tempo, che i negozi di alimentari (non tutti) siano aperti 24h e tanto altro. Non mi piace il loro amore estenuante per il lavoro e le regole: non sanno essere persone flessibili e, soprattutto, nessuno si vuole prendere responsabilità su nulla.

Kikyo

Quello di cui dibatto spesso sui social, con gli italiani che non hanno mai vissuto qui se non come turisti, è proprio come si vive in Giappone e a Tokyo in particolare. Anch’io una volta ero come loro: pensavo che la vita al di fuori dell’Italia fosse migliore, tutta rose e fiori, e che in Giappone si vivesse come negli anime: niente di più sbagliato. Quando arrivi in un paese straniero come il Giappone devi essere preparato a quella che sarà la tua nuova vita, non puoi più dire “io sapevo quello da un amico di un amico” o “perché ho letto così allora è assolutamente vero”.

Prima ancora di partire devi imparare a vedere i lati positivi e negativi di ogni cosa. Se si vuole davvero imparare ad amare un Paese, è giusto scoprirne ogni difetto e cercare di convertirli in qualcosa di buono che non ci faccia scappare e tornare a casa delusi, cosa che poi capita a molti. Il Giappone è un paese molto conservatore che non vuole ancora oggi stranieri, motivo per cui bisogna impegnarsi in tutto quello che si fa: rispettare le regole non scritte, l’etichetta, e adeguarsi. A causa di tutto questo molti non ce la fanno e, nonostante la buona volontà e l’impegno, mollano dopo qualche mese.

Pamela
Pamela Williams – Sailor Moon
PH: Simone Forelli @pamyrocks

Sentite mai la mancanza del vostro paese?

Personalmente, grazie al mio sapermi adeguare in ogni luogo e situazione, non ho trovato particolari difficoltà (se non a lavoro) nel conformarmi con il canone di vita giapponese, ma anche se vogliamo conformarci per rispettare il Paese che ci ospita, non dobbiamo mai dimenticare le nostre origini. Sorrido perché quando ero in Italia, soprattutto negli anni dopo aver conseguito la laurea, mi ero parecchio “incattivita” nei confronti del nostro Paese: mi sentivo delusa dopo anni e anni di duro lavoro e perennemente al punto di partenza.

Tuttavia, una volta arrivata in Giappone, grazie ai fatti che stavano accadendo in Italia per via della pandemia e ai giapponesi che di per sé amano l’Italia, ho cominciato a guardare l’Italia con occhi diversi: grazie a personalità come il Presidente Conte, che è stato acclamato tantissimo fuori dai confini italiani per come ha aiutato l’Italia pensando prima al bene degli italiani, rispetto a Paesi come il Giappone che hanno messo al primo posto l’economia rispetto alla salute dei loro cittadini, mi sono sentita per la prima volta orgogliosa della mia Nazione.

Ora è come se riuscissi a vedere più cose positive dell’Italia se paragonate a un Giappone che io in primis credevo inarrivabile. Se c’è qualcosa mi manca dell’Italia, sono il calore e le risate vere delle persone, gli occhi che non ti guardano come se fossi un estraneo che ha invaso la patria altrui, l’andare a “cazzeggiare” con gli amici che sempre mi chiedono quando torno per andare a trovarli, il cibo (ovviamente) più per il fatto che sono celiaca e necessito di quello privo di glutine (cosa quasi impossibile da trovare in Giappone) e da qualche mese a questa parte anche le fiere del fumetto!

Pamela

Si, tantissimo. Mi mancano i rapporti umani e le amicizie quelle vere e profonde. Mi manca festeggiare il Natale ed il compleanno in Italia con la mia famiglia: in Giappone sia il giorno di Natale che quello del proprio compleanno sono dei dei giorni comunissimi di lavoro, magari la gente compra la torta per festeggiare, ma non c’è l’idea dello sfruttare quel giorno per ritrovarsi con tutta la famiglia e stare insieme. Qui proprio manca l’idea di famiglia che abbiamo noi del sud.

Kikyo
@kiky_von_dream
PH: Steve Marshall

Quando tornate in Italia, magari in vacanza, cosa provate?

Un misto tra gioia e tristezza. Amo la mia terra, il mio mare ed il mio cibo, ma tutt’ora so che offre poche opportunità di lavoro: la vita si muove con delle raccomandazioni e vige un’impronta patriarcale che non mi fa sentire libera di essere me stessa.

Kikyo

E’ una notizia che leggendo ora sapranno tutti: dopo quasi 3 anni, ho deciso di tornare a casa per un paio di settimane questo Natale, e aggiungo un grandissimo finalmente. Non vedo l’ora di riabbracciare, dopo tutto questo tempo, la mia famiglia (con cui mi sento comunque ogni giorno) e i miei amici! Idealmente so che saranno due settimane ricche di cibo e divertimento, ma nella realtà non ho ancora l’esperienza per rispondere a questa domanda.

Pamela

Cosa consigliate a chi come voi vorrebbe seguire il suo sogno di vivere in Giappone?

Quello che consiglio sempre è, se avete deciso che il Giappone sarà il Paese in cui vorrete vivere in futuro, di provare a venire intanto per un breve periodo di tempo (almeno 6 mesi), in modo da sperimentare sulla vostra pelle i ritmi della società giapponese e vedere se è veramente il posto che fa per voi o meno. Comunque se avete un obiettivo, continuate a seguirlo. Seguite i vostri sogni e non arrendetevi al primo scoglio: posso assicurarvi che ne troverete tanti, in primis quello della lingua.

Altra cosa importante: guardatevi da quello che molti influencers vogliono farvi credere del Giappone, ovvero che si viva qui meglio che in Italia senza mai soffermarsi sui difetti di entrambi i Paesi. Analizzate bene ogni cosa prima di prendere la drastica decisione di mollare tutto in Italia per venire qui. Documentatevi bene e preparatevi psicologicamente a quello che già vi ho anticipato sopra.

Cosa poi indispensabile: prendete una laurea: senza una laurea qui in Giappone non andrete lontani. Se non hai una laurea o 10 anni di esperienza in un settore lavorativo, non potrete mai prendere un visto lavorativo. Se poi volete fare l’università giapponese è un altro conto, dovrete avere un livello N2 [ndt: corrispondente ad un livello C1 nelle certificazioni linguistiche europee] minimo della lingua per iscrivervi e tanti soldi da parte, dato che i costi sono simili a quelli delle università americane.

Pamela

Come dico sempre a tutti: “Non guardare al portafoglio, ma alla grandezza del tuo sogno”. Armatevi di coraggio e speranza: io partii con la scuola pagata solo per sei mesi ed i soldi per un mese di affitto eppure sono ancora qui. Una cosa che consiglio dal profondo è venire sei mesi con il visto da studente per testare il territorio perché, ahimè, non tutto è oro quel che luccica. Inoltre venire già con una laurea permette di ottenere un visto di lavoro molto più facilmente. Per la lingua, non preoccupatevi: potete impararla a scuola.

Kikyo
@kiky_von_dream – Harley Quinn (Suicide Squad)
PH: therealcyberbunny

Progetti futuri?

Penso di iniziare dei corsi online per insegnare a mettere lo Yukata da se, cosi da sentirsi in Giappone pur vivendo in Italia.

Kikyo

Come ho detto voglio continuare sempre di più col mio lavoro di attrice e arrivare ad avere ruoli sempre più importanti, motivo per cui sto riprendendo la scuola di giapponese e provando ad arrivare a un livello nativo della lingua. Poi vorrei riprendere a scrivere il prossimo anno e pubblicare anche qui “I Baroni del Cielo”, sarebbe uno dei miei più grandi sogni da realizzare!

Pamela

Come gestite la vostra passione per il Cosplay in Giappone?

In Italia mi cucivo e costruivo tutto da me. Purtroppo vivendo in Giappone, quello che chiamiamo tempo libero si riduce drasticamente, per non parlare del costo delle materie prime. Molti dei Cosplay che ho fatto da quando vivo qui li ho portati direttamente dall’Italia o li compravo su Internet. Per quanto riguarda le fiere, qui sono molto diverse da quelle italiane e, devo essere sincera, ci sono andata solo quattro volte perché da sola non era divertente e soprattutto non è facile accodarsi ad un gruppo di punto in bianco. Il lato positivo è che per avere delle belle foto non c’è bisogno di andare in fiera, ma ci sono delle associazioni che organizzano ogni mese delle sessioni fotografiche.

Kikyo

Quando sono arrivata in Giappone non avevo né soldi né tempo per continuare questa passione e il colpo finale mi è stato dato una volta entrata nelle agenzie di Talents, dove i miei Managers mi hanno subito sconsigliato di continuare col Cosplay (lavorativamente parlando). Il Cosplay non è visto cosi bene in Giappone come si pensa o vi hanno fatto credere. I miei Managers sono stati chiari con me fin dall’inizio: “non mostreremo le tue foto come modella Cosplayer ai nostri clienti perché una volta che ti avranno catalogata come Cosplayer, è difficile che ti prendano seriamente per fare qualcos’altro“. Se tratti il Cosplay come un hobby non c’è problema, ma se vuoi lavorare come Cosplayer allora lavorerai come Cosplayer e basta, o mal che vada come modella gravure. All’inizio, pensando ai miei obiettivi da raggiungere, al lavoro come attrice non mi è affatto pesato dover rinunciare al Cosplay . Dopo più di due anni senza praticare una passione, però, è ovvio che ti vuoi ributtare, no? A tal proposito ho un progetto in mente, ma visto che ci sto ancora lavorando non vi svelo ancora nulla, posso solo dire che ho deciso che il prossimo Natale tornerò in Italia anche per godermi (con uno dei miei dream cosplay si spera) una fiera italiana molto famosa!

Pamela

Vivere in Giappone: si o no?

Ringraziando tantissimo per la loro disponibilità Kikyo e Pamela, proviamo a tirare le somme di quanto detto finora dalle nostre due bravissime (e impegnatissime) intervistate: innanzitutto, quello che più di tutto salta agli occhi è l’avviso di Pamela di diffidare da quello che traspare dalla maggior parte dei servizi/documentari amatoriali, ovvero dall’idea che il Giappone sia il paese dei balocchi (e ammettiamolo, almeno una volta lo abbiamo pensato tutti), ma che, come ogni Paese nel mondo, esso ha i suoi pro e anche i suoi contro che vanno sicuramente scoperti e analizzati prima di prendere decisioni definitive.

Entrambe, inoltre, pongono l’accenno su un fattore molto importante e che sicuramente in un cambiamento così drastico non bisogna sottovalutare: l’importanza di avere una laurea che possa assicurare l’opportunità di avere un visto lavorativo che ci permetta di vivere serenamente in Giappone. Altro aspetto da non sottovalutale è quello della lingua: bisogna avere un livello di Giapponese abbastanza alto oppure, come suggerito da Kikyo, la si può studiare sul posto vivendo però da studenti (e con relativo visto).

Molte le difficoltà elencate, ma esse possono essere non del tutto insormontabili e il percorso fatto da Kikyo e Pamela ce lo dimostrano: se avete una grande forza di volontà e affrontate la realtà per quella che è, senza nascondervi dietro alle illusione, allora nulla sarà impossibile, persino vivere in un Paese cosi diverso! Quindi seguite le parole di entrambe quando dicono di continuare ad inseguire i vostri sogni!

Sperando che questo articolo vi possa essere d’aiuto e di ispirazione, vi chiediamo: avete mai pensato di trasferire in Giappone? Cosa ne pensate?

Comunque se pensate che il Cosplay sia qualcosa di relativamente recente e nato in Giappone sarete sorpresi di scoprire che la sua nascita risale al 1939 negli USA! Per maggiori informazioni ecco un articolo che abbiamo pubblicato qualche mese fa a riguardo: https://www.cosplitaly.it/cosplay-origini-significato-e-attualita/


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Selenia Avolio
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