L’arte del dressmaking: Intervista a Lilie Morhiril

Bergamasca, Romina, in arte Lilie Morhiril è una dei pilastri del cosmaking italiano. Basta fare un salto veloce su una qualunque delle sue pagine social (Instagram: @lilie_morhiril, o Facebook) per vedere la bellezza dei suoi lavori, ricchi di dettagli, perline, brillantini e passamaneria. Lilie è la vincitrice in carica del CNC svoltosi a Lucca Comics nel 2019, ma questa è solo l’ultima delle vittorie conquistate lungo la sua carriera. Ma adesso, conosciamola meglio!

Elsa (Frozen 2), ph: @spikedarko (ig)

Presentati!

Ciao a tutti! Mi chiamo Romina, meglio conosciuta come Lilie Morhiril, e vengo da un piccolo paese tra i monti in provincia di Bergamo.

Da cosa deriva il tuo nickname? Quando é nato?

Il mio nick name è nato nei primi anni 2000 quando ho cominciato ad usare internet, ancora prima che iniziassi a fare cosplay e mi ha sempre accompagnato nella mia “vita virtuale”. Posso dire che è un nome che davvero sento propriamente mio (beh, altrimenti non me lo sarei data!) e racchiude in sé alcune mie passioni che mi descrivono al meglio. Lilie è la parola tedesca per “giglio”: non è solo il mio fiore preferito, ho scelto anche il tedesco perché ho una grande passione ed amore per la Germania. Morhiril è l’unione di due parole Quenya (una delle lingue elfiche inventate da Tolkien, di cui sono grandissima fan) e significa letteralmente “principessa dell’oscurità” perché ho sempre avuto un’anima dark e metallara.

Shirobara Hime, ph: Studio Zahora (Pixelmania 2018)

Quanto pensi sia importante il cosmaking quando si parla di cosplay?

Per quando riguarda me medesima e per come lo vivo io, è tutto, essenzialmente perchè la creazione e la progettazione sono la mia parte preferita del cosplay. Poi se parliamo in generale può essere una parte rilevante ma non è l’unico ed esclusivo aspetto del cosplay. 

Aurora (La bella addormentata nel bosco), ph: @giulia_sak /moondust (ig) (Volta in Cosplay)

Da quando il cosplay é diventato un lavoro per te?

Sinceramente non ricordo, ha preso piede pian piano credo dal 2009 in poi.

Merida (Brave), ph: daguerreoty-pe

Quale é l’abito più difficile che ti sei trovata a realizzare? E quale é invece quello che ti piace di più?

Oddio, più difficile non mi viene in mente nulla, forse direi più “laborioso” e lì comunque sono tanti. Tra questi ci sono alcuni dei miei preferiti come Ion Fortuna da Trinity Blood, Aurora e Shirobara Hime.

Ci sono cosplay che nella tua carriera hai realizzato più volte?

Allora se parliamo di cosplay su commissione ho realizzato una quantità imbarazzante (tanto che ho perso il conto) di abiti di Rapunzel e di Oberyn Martell… Se invece parliamo dei miei, credo, per ora, di aver rifatto solo Anastasia con l’abito di “Quando Viene Dicembre”. Poi, molto spesso porto personaggi che amo molto e quindi mi viene naturale fare più abiti e versioni anche dello stesso.

Ballerina Rapunzel, ph: @giuzzys_photo

Hai vinto parecchie gare importanti nella tua carriera, tra le ultime il CNC al Lucca comics, come é nata la voglia di gareggiare? Da quando hai iniziato?

Onestamente non so, quando ho iniziato a fare cosplay era normale fare un costume e partecipare ad una gara, quindi penso che all’inizio fosse un po’ la prassi da seguire. Ora ogni tanto mi piace ricercare un po’ di sana competitività, o portare un progetto (costume e performance) sul palco se ho qualche idea che mi piace e che mi sta a cuore particolarmente.

Esther Blanchett (Trinity Blood), ph: Andrea de Paoli (Volta in Cosplay)

Obiettivi per il futuro?

Cucire tanti altri costumi, migliorarsi sempre, imparare cose nuove e magari togliermi qualche sfizio. 

Aurora (La bella addormentata nel bosco), ph: @valeriafornophoto (ig)

A bruciapelo! É più difficile cucire un abito o costruire un’armatura?

Per me indubbiamente costruire un’armatura… Credo comunque sia una cosa molto soggettiva a seconda delle capacità del singolo individuo.

Quanto pensi sia importante l’aspetto fisico nel mondo del cosplay? Pensi che spesso il cosmaking o la bravura nella sartoria venga messa in secondo piano rispetto all’essere belle e brave modelle?

Aimè, a mio discapito posso dire che è molto importante… Al di là poi che un minimo di somiglianza fisica è anche importante per una riuscita ottimale del proprio cosplay.  E sì, spesso la bravura nel crafting è messa in secondo piano rispetto alla bellezza.

Sakura Kinomoto (Card Captor Sakura), ph: @giuzzys_photo (ig)

Come descriveresti il cosplay e l’essere una cosplayer? 

Per me il cosplay è creatività e migliorarsi ogni giorno, scoprire sempre cose nuove.

Saluta i nostri lettori!

Ciao a tutti e grazie per aver letto la mia intervista!

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Alessia Giannoni
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