Frozen: una svolta nel mondo Disney o un fenomeno sopravvalutato?

Fin dalla sua prima uscita nelle sale Frozen è diventato uno dei film animati più famosi degli ultimi anni. Ha incassato 1.2 bn di dollari ed ha vinto numerosi premi tra cui due Oscar, un Bafta e un Golden Globe. A seguito del suo successo sono stati prodotti anche spettacoli a Broadway ed il franchising ha dato non pochi frutti. In ambito Cosplay, poi, c’è stata una vera e propria esplosione tra principesse dalle dolci treccine rosse e regine dei ghiacci e ai Comicon, prima del Covid, si incontravano Olaf alla ricerca di caldi abbracci. Con l’avvento di Frozen 2 il fenomeno non si è certo spento: i nuovi costumi, i nuovi personaggi e le nuove musiche hanno continuato ad ispirare ragazzi e ragazze di tutto il mondo a vestire i panni dei loro eroi preferiti per viaggiare verso l’ignoto e verso nuove avventure. Che sia il diploma, la laurea o il lavoro dei propri sogni, ognuno guardando Frozen può sentirsi spronato nel raggiungere i propri obiettivi, specialmente un artista che ha ancora il coraggio di affacciarsi al mondo mantenendo gli occhi di un bambino. Ciò che più ammalia di questo fenomeno è il suo essere rivolto ad un pubblico di ogni età: le stesse battute possono essere percepite diversamente da persone di generazioni e/o mentalità diverse.

Cosplayer @cristalcosplay; Ph: Maria Andrea Reale

Ciononostante non tutti vedono in Frozen questa magia, anzi, le critiche sono state e sono molteplici. Molti si lamentano anche della presenza di così tanti Cosplayer a tema alle fiere e ad esempio un personaggio come Elsa viene visto da alcuni come “un cliché”. La storia, vista in modo generale, può anche risultare banale: vi sono dei protagonisti, vi è un problema che i protagonisti cercano di risolvere e, poiché sappiamo che è un film Disney, sappiamo anche che ci riusciranno ed alla fine avranno il – non poi così inaspettato – lieto fine.

Ma se così tante persone si sono lamentate del film e dei Cosplay ispirati ad esso perché il tema è ancora così gettonato? E soprattutto, perché la casa produttrice ha guadagnato così tanto dal cartone?

Le colonne sonore

La Disney raramente pecca quando si tratta di musica. Se in Frozen I i testi erano indirizzati quasi unicamente ad un pubblico di bambini, nel II vi è una vera e propria svolta. In particolar modo i messaggi diventano più nascosti e più profondi. Una canzone simpatica ed “innocua” a primo acchito è sicuramente “Da Grande”, di Olaf: ascoltandola attentamente sembra quasi un inno alla speranza.

Quanti bambini soffrono per svariati motivi? Essi hanno paura, ma quando saranno grandi “sarà tutto più chiaro, ogni dubbio se ne andrà. Da grande ogni cosa si sistemerà”.

E mentre ai bambini questo può placare angosce e paure, la canzone con cui si apre il secondo film – Qualche cosa che non cambia mai – sembra fatta appositamente per i giovani adulti che cominciano un nuovo viaggio: “Sì il tempio ci cambia ogni giorno, ma anche il cielo è in movimento e non si ferma mai. (…) Cambia tutto ma, qualche cosa non cambierà, vola il tempo e il futuro è un’incognita”.

Per gli adulti, invece, la Disney ha studiato le canzoni di Elsa. È da adulti che ci si può davvero scoprire, poiché finalmente si è raggiunto un modo di essere “stabile” e, da sottolineare, non “immutabile”. Galimberti stesso a tal proposito asserisce che la personalità dei giovani è abbozzata e viene delineata solo in età adulta. Essere immaturi, in pedagogia, non è un difetto, poiché è normale essere incompleti ed ancora non strutturati fino alla fine dell’adolescenza. Elsa scopre se stessa dopo molti lunghi viaggi che, prima o poi, ognuno di noi dovrà affrontare per formarsi come persona. “Sei la risposta per sciogliere i dubbi miei, dove sei?” rivolge indirettamente a se stessa.

Come se i testi non bastassero ad accattivare il pubblico, il cast scelto in ogni nazione è di certo formidabile. In Italia come sappiamo, per le due protagoniste, sono state selezionate Serena Rossi e Serena Autieri, due attrici e doppiatrici importanti dello spettacolo italiano contemporaneo. Alcune canzoni poi sono state cantate dai Panic! at The Disco e Demi Lovato. Scelta è senz’altro furba dal punto di vista commerciale.

Brendon Urie, il cantante dei “Panic! At the disco” mentre canta “Into the Unknown” dal film Frozen2

La sfida agli stereotipi

L’amore non nasce “a prima vista”, e questo risulterà ben chiaro ad Anna ed agli spettatori. Uno dei messaggi principali della storia è che l’amore va coltivato giorno dopo giorno, si forma combattendo e non restando in situazioni di agio e di comfort. Essa è una continua sfida e non un semplice traguardo. 

In Frozen viene rivoluzionato anche lo stereotipo dell’uomo perfetto: Kristoff risulta tra i personaggi Disney maschili più dolci e genuini mai scritti. La sola sua presenza è una sfida alla mascolinità tossica: non ha paura di mostrare i propri sentimenti, né di piangere o di ammettere di aver sbagliato. Non ha paura di mostrarsi debole e questo lo rende forte. Sostiene Anna e non ha paura di amarla con tutto se stesso. Non meno importante, inoltre, la crescita non indifferente che ha quest’ultima durante i due film: ci insegna che essere innocenti non è uno svantaggio, ma un aspetto personale da mantenere. Impara a dosare la propria empatia, insegnando alle bambine ed ai bambini come avere bontà d’animo e come non essere sprovveduti, e come non si deve aver paura di saper dire “No” alle richieste di chi è più grande di noi.

Kristoff ed Anna in Frozen I

Elsa, poi, insegna che non vi è nulla di male nello starsene per conto proprio. Soprattutto non può essere etichettata: ciò che le basta per stare in pace è se stessa, e ciò non è un impedimento per amare chi reputa della famiglia.

Cosplayer: @amnesia.ha

Possiamo dunque asserire che il successo di Frozen non è dovuto semplicemente al suo essere “un film Disney”, o ai colori, o ai vari gadget prodotti, o alle musiche orecchiabili. Questo perché Frozen non è “uno dei tanti” film Disney, anzi, sotto molti aspetti è un prodotto che può fare scuola a quelli che saranno i suoi successori, così come in passato hanno fatto scuola Mulan, La Principessa ed il Ranocchio e Pocahontas.

Inutile paragonarlo ad altri film passati come spesso fanno i fan.

“Eh, ma anche Mulan era emancipata eppure il suo film non ha avuto tutto questo successo!”

E allora? I personaggi femminili che non si limitano ad esser passivi ed anzi mostrano forza e sicurezza dovrebbero essere la normalità, non un’eccezione. Occorre dunque, secondo mil nostro parere, festeggiare se un film del genere ha avuto così tanti premi, invece di demolirne l’opera cinematografica. Qualcosa nella società sta cambiando ed il successo di Frozen ne è la prova.

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Aurora India
Fare arte è necessità, non un mero passatempo. Supportare gli artisti è il mio obiettivo fondamentale, e nel mio piccolo cerco di creare contenuti, cosplay, armi ed accessori. Ho studiato per anni teatro e spesso ciò che faccio è ispirato dal mondo videoludico. Nella vita studio giurisprudenza e lavoro nel campo delle lingue e come content creator.
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